Gioco online, il futuro è sempre più social

Gioco online, il futuro è sempre più social

30 ott 2013 | 12:53 Editor: Giovanni Angioni

A Enada Roma un seminario intitolato "Comunicare il Gaming nell'era di Internet: benefici dell'integrazione tra PR tradizionali e digitali ed errori da evitare".

Online Casino3Che il futuro del gioco d'azzardo online sia nei cosiddetti social game ce lo sentiamo ripetere ad ogni piè sospinto.

Ma a quanto pare il termine "social" non si limita soltanto alla descrizione di quei giochi che permettono di sfidare direttamente i nostri amici, o qualsiasi giocatore che si connette da ogni parte del mondo.

Nei prossimi anni questa parola assumerà un valore a 360° gradi, che abbraccerà anche concetti quali comunicazione, pubblicità e fidelizzazione.

È quanto è emerso da un seminario che si è tenuto a Enada Roma, durante la giornata che ha chiuso la 41° edizione di questa importante fiera che riunisce gli addetti ai lavori del settore gaming in Italia.

Il seminario

" Comunicare il Gaming nell'era di Internet: benefici dell'integrazione tra PR tradizionali e digitali ed errori da evitare", organizzato da BizUp Media e tenuto da Matteo Monari, ha visto la partecipazione di Enzo Santagata (social media consultant) e Max Mizzau Perczel (giornalista e senior advisor).

Si è parlato del concetto di "social-customer", una sorta di upgrade del classico giocatore d'azzardo online, che oggi è cambiato rispetto a quando Facebook, Twitter e tutti gli altri social media erano ancora soltanto un'idea nella testa dei rispettivi creatori.

Oggi, infatti, il tipico utente è più informato, e lo è in tempo reale, oltre che più disposto a comunicare le proprie impressioni, proprio attraverso i social network.

Naturalmente questa nuova tendenza è stata immediatamente carpita dai principali operatori di gaming internazionale, mentre - secondo Monari - gli operatori italiani sono (verrebbe da dire come al solito) un po' in ritardo sotto questo punto di vista.

Effettivamente, basta fare un giro sui principali profili Facebook delle aziende di gaming italiane per rendersi conto di come questo strumento sia ancora, in linea di massima, sottoutilizzato.

Sulla stessa falsariga il pensiero di Enzo Santagata, che ha parlato dello sviluppo tecnologico come principale promotore del cambiamento dell'utente medio, diventato ora "un soggetto attivo, informato, in cerca di opinioni, che confronta i prezzi migliori".

Mizzau Perczel, infine, ha parlato di come i principali marchi internazionali sfruttino i social network e di quali siano le strategie più corrette da adottare per avvicinare il social-customer.

E proprio da Twitter, concludendo, arriva un'interessante ricerca condotta da 'Voices from the blogs', un progetto di ricerca dell'Università degli Studi di Milano, che ha monitorato 10.000 tweet a tema gioco d'azzardo, scoprendo come l'internauta sia molto meno moralista di quanto invece lo sia l'opinione pubblica: il 41,8% pensa che il gambling sia principalmente divertimento, l'11,9% una fonte di speranza e solo l'11,6% lo ritiene un imbroglio.

Che cosa sono i social game?

Interrogato sull’argomento dalla fifth conference, il fondatore di playfish [società acquistata dalla electronic arts per 400 milioni di dollari nel 2009 e che conta un numero di giocatori attivi ogni mese pari alla popolazione di finlandia e danimarca messe insieme] sebastien de halleux (nella foto) ha scelto di far capire il concetto di gaming sociale procedendo un po’ per esempi ed un po’ per esclusione.

“pensate alle console tradizionali: i giocatori sono anonimi, giocano per lo più da soli e non interagiscono poi tanto con gli altri. Ecco, il social gaming è l’opposto”.

Perché i giochi sociali prevedono che i player scelgano di condividere la propria esperienza di gioco con i propri amici e che proprio da questa dimensione – scusate la ripetizione – sociale riescano a trarre il proprio divertimento.

Il che, tra i tanti, porta i giochi sociali ad avere un indiscutibile vantaggio rispetto a quelli da console, visto che la correlazione tra divertimento e partecipazione degli appartenenti alla cerchia sociale di un dato individuo (il giocatore) tendono a far sì che questo si trasformi abbastanza velocemente in un vero e proprio veicolo pubblicitario più efficace (e molto più economico) della maggior parte delle strategie di marketing usate in altri campi.

Perché qui, per quanto a qualcuno possa sembrare una lettura eccessivamente semplificata della questione, il concetto di base è che i giochi social funzionano solo perché voi invitate i vostri amici a seguirvi nelle vostre avventure videoludiche.

E non importa che lo facciate per piacere, per gusto di competizione, per ottenere 100 monete virtuali in più o per salire di livello. Quello che importa è che voi “condividiate” la vostra esperienza di gioco con i vostri amici e che indossiate volontariamente i panni di ambasciatori del titolo all’interno della vostra cerchia di amici.

“i giochi sociali sono un po’come le partite di risiko! Che si giocavano da ragazzi. Oggi nessuno ricorda più chi le ha vinte – ci si ricorda solo che si stava tra amici, si finiva con l’andare avanti fino tre del mattino e che ci si divertiva un sacco.”

Il che, visti i soldi che de halleux si è ritrovato in banca dopo la cessione di playfish ad electronic arts, vuol dire che a voler cercare le chiavi del funzionamento dei giochi sociali, bisogna accettare l’idea che qualcuno là fuori abbia imparato come tirar fuori milioni dalle le nostre amicizie ed il nostro divertimento.

Nel corso della stessa intervista, il fondatore di playfish ha per altro anche detto cose un po’meno condvisibili come il fatto che il lasciare il marketing nelle mani degli utenti, spinga le società che realizzano i giochi ad investire tutto (soldi, sforzi, intelligenza…) nella qualità  dei titoli.

Ecco, ci perdonerà, ma magari a questo ci crediamo un po’meno. Soprattutto vista la qualità di quello che c’è in giro.

Sim City Social2

Per chi sono i social games?

Avete presente il ragazzino riccioluto, brufoloso, cicciottello, con gli occhiali da vista rettangolari ed una vita sociale paragonabile a quella di kim jong-un da una settimana a questa parte? Ecco, di sicuro non sono per lui.

Se siete abituati a pensare a chi passa il suo tempo con i “videogiochi” come a qualcuno che si ingozza di popcorn e patatine, salta da un panino con la nutella ad uno con quello che trova in frigorifero per colmare le pause necessarie tra una partita a call of duty ed una scorribanda a far cry 3 – beh, avete ragione solo in parte. Perché state pensando ad una categoria che esiste veramente, anche se magari più nelle commedie americane che nella realtà.

Ironia a parte, il target-tipo dei giochi sociali è il cosiddetto casual gamer, un giocatore meno esigente dei brufolosi di cui sopra (hardcore gamer) e che pensa a passare un po’di tempo divertendosi piuttosto che a speculare sul fatto che il naso di lionel messi in fifa 2013 abbia una gobba in meno rispetto a quello reale e che il foro di un proiettile di ak-47 non sia piccolo come quello di call of duty.

Concentrato su aspetti completamente diversi della sua esperienza, il casual gamer che si diverte tra famville, petville, pets, zynga poker etc. Non vuole realismo estremo o chissà quale trovata tecnologica – vuole semplicemente divertirsi.

E, visto che prima abbiamo detto che il divertimento è uno dei pilastri del successo dei giochi sociali, se si riesce nel sedurre il casual gamer con un’esperienza di gioco divertente – allora si è già a metà del cammino verso il profitto.

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