Casinò di Venezia, rischio fallimento

Casinò di Venezia, rischio fallimento

26 giu 2014 | 06:14 Editor: Erika Castorina

Con la caduta della giunta comunale e le difficoltà economiche della Casinò Municipale di Venezia, la sala da gioco comincia davvero a tremare.

Lo scenario del Casinò di Venezia, uno tra i migliori casinò del 2013, è cambiato così tante volte negli ultimi mesi, che ormai di sicurezze ce ne sono davvero poche.

Eppure, salvo clamorose svolte, almeno fino alla prossima primavera la situazione non dovrebbe cambiare più di tanto: per il momento, l'idea della privatizzazione finisce nel cassetto.

Lo ha fatto capire in maniera abbastanza chiara Vittorio Zappalorto, il commissario prefettizio mandato a traghettare il comune di Venezia in attesa delle nuove elezioni, che dovrebbero avvenire non prima della prossima primavera. Zappalorto si limiterà appunto a gestire questa fase di transizione, senza prendere decisioni che potrebbero influire profondamente sull'economia della città.

Nessuna Privatizzazione nel futuro del Casinò di Venezia

Nessuna, appunto. Specialmente perché Casino di Venezia gioca la parte importante non soltanto per il comune di Venezia ma anche per il mercato gambling Italiano in generale. Tanto che Zappalorto, di concerto con il direttore della sala da gioco, Vittorio Ravà, sin da subito aveva lasciato trapelare l'ipotesi che il casinò avrebbe potuto continuare con la sua normale gestione, dimenticando per un momento la privatizzazione.

Incassato l'accordo con Ravà, e avendo sentito il parere positivo dei principali partiti cittadini, Zappalorto è uscito allo scoperto. Vero, non ha chiaramente detto che la privatizzazione non ci sarà, ma ha lasciato intendere che il suo ruolo non gli permette di prendere decisioni che poi potrebbero essere sconfessate dalla futura giunta comunale.

VeneziaInizialmente era stata paventata anche l'ipotesi di indire un secondo bando di concorso per la privatizzazione del Casinò di Venezia, proponendo una base d'asta inferiore rispetto al primo. Ma l'ipotesi si è andata sgonfiando piano piano, soprattutto dopo che alle dimissioni dell'ex sindaco Giorgio Orsoni, arrestato poco tempo fa con l'accusa di corruzione, reciclaggio di denaro sporco e la concussione, sono seguite anche quelle, in blocco, dell'ormai passata giunta comunale.

Questo però non significa che il Casinò di Venezia vivacchierà semplicemente fino al 2015 inoltrato, anche perché la sua situazione economica non glielo permette affatto. Zappalorto e Ravà sono già al lavoro per sviluppare un piano di rilancio interno che servirà a trovare i fondi necessari per nuovi investimenti.

Come ben sappiamo, tempo fa il Comune decise di scindere la società che controllava il Casinò di Venezia in due entità distinte: la Casinò Municipale di Venezia (CMV) e la Casinò di Venezia Gioco (CdVG). Spostando tutti i debiti del casinò alla CMV - la 'bad company', come viene chiamata in gergo - sarebbe stato possibile dare il via al processo di privatizzazione, visto come unico modo per salvare il casinò.

Nessuno vuole comprare

Purtroppo però, il primo bando di concorso per la gestione trentennale è andato deserto e poco dopo è scoppiato lo scandalo degli appalti del Mose, che ha portato all'arresto e alle successive dimissioni del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Il quale, poi, ha deciso di sciogliere la giunta comunale, atto che ha portato alle recenti dimissioni di ben 24 consiglieri:

Maurizio Baratello, Pierantonio Belcaro, Sebastiano Bonzio, Claudio Borghello, Giuseppe Caccia, Giampiero Capogrosso, Pasquale Ignazio Conte, Maria Teresa Dini, Ennio Fortuna, Enrico Gianolla, Giacomo Guzzo, Bruno Lazzaro, Carlo Pagan, Andrea Renesto, Emanuele Rosteghin, Gabriele Scaramuzza, Camilla Seibezzi, Davide Tagliapietra, Domenico Ticozzi, Giuseppe Toso, Gianluca Trabucco, Roberto Turetta, Simone Venturini e Marco Zuanich.

Tornando al discorso debiti, in totale la Casinò Municipale di Venezia sarebbe in rosso di circa 170 milioni di euro. Se dovesse fallire, sparirebbe anche la Casinò di Venezia Gioco, dal momento che chiudendo Ca' Noghera, la CdVG si ritroverebbe senza sede. Si aprirebbe così una voragine che metterebbe a repentaglio l'esistenza del Casinò di Venezia, uno dei più antichi e nobili di tutta Europa.

Contro la recente gestione del Casinò di Venezia si è scagliato anche il Movimento 5 Stelle, che ha fatto notare come negli ultimi anni il Comune si sia servito della sala da gioco "come una sorta di bancomat". Per esempio, il M5S ha ricordato il 2004, anno in cui il Casinò di Venezia ha perso circa 3 milioni di euro, ma ne ha dovuti dare al comune quasi 100.

Piove sempre - e visto il meteo al Nord potremmo anche fermarci qui con la frase - sul bagnato. La situazione del Casinò di Venezia non è delle migliori ormai da tempo, e anche ad ottobre le cose non sono certo andate per il verso giusto. Il decimo mese dell'anno è stato particolarmente negativo, nel confronto con quello del 2013, che già non fu certamente memorabile.

Dati allarmanti dai giochi

L'ultimo mese si è chiuso infatti con incassi totali pari a circa 7,8 milioni di euro, oltre 1,3 milioni in meno rispetto ai 9,1 dell'ottobre 2013, per un calo del 14,7%. Purtroppo anche gli ingressi, che spesso quantomeno salvano la baracca, non sono andati bene: ad ottobre 2014 hanno fruttato 198.800 euro, mentre quest'anno si sono fermati a 173.400, il 12,8% in meno.

Solitamente le slot machine online si salvano, anche quando ci sono cali nei risultati dei giochi, ma stavolta anche i giochi più amati dagli italiani sono stati coinvolti in questa spirale negativa. Praticamente tutta l'offerta del Casinò di Venezia, ad eccezione del Caribbean Poker, ha evidenziato dati in calo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Il quadro generale

Se Venezia piange, non è che gli altri casinò italiani ridano. Anche Sanremo, Saint Vincent e Campione d'Italia stanno affrontando i loro (più o meno) grossi problemi. Un vero peccato che la legge di stabilità 2015 abbia di fatto deciso di ignorare il grido d'allarme lanciato ormai da tempo da chi si occupa dell'industria del gambling in Italia. Già una piccola mossa come innalzare il limite sull'uso del denaro contante sarebbe stato un bel segnale positivo.

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