Tutti i segreti della roulette: intervista al croupier Antonio Lamagna

Tutti i segreti della roulette: intervista al croupier Antonio Lamagna

12 feb 2015 | 05:13 Editor: Invernizzi, Lorenzo

Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro: esiste un metodo sicuro per vincere nei giochi aleatori come slot, roulette e dadi.

Banco vince sempre

I più scettici sostengono che i cosiddetti metodi siano fondati su teorie pseudoscientifiche prive di fondamento, citando come prova il fatto che il banco, alla fine, vince sempre. Come spiegare, altrimenti, il proliferare di casinò online e sulla terraferma? A differenza dei giocatori, che restano di gran lunga più esposti ai capricci della sorte, il banco parte in vantaggio e nel lungo periodo vince sempre.

Scienza e roulette

images2Così sembra non pensarla Antonio Lamagna, autore del libro libro “Da zero a trentasei. Guida completa alla roulette” (496 pagine, 39 euro) e conduttore di un programma sulla roulette per la tv tematica Winga. Il titolo dell’opera, pubblicata lo scorso dicembre dall’editore Caissa Italia, è un esplicito richiamo ai trentasette settori, comprensivi di numeri rossi e neri e dello zero, di colore verde, nei quali è suddiviso il piatto della roulette. Nel lungo sottotitolo viene ulteriormente sviscerato il concetto: “Da Monte Carlo ai casinò online. Tutte le informazioni, le manovre economiche, gli esempi e le strategie più avanzate per giocare consapevolmente e con successo a ogni tipo di roulette”.Nato a Napoli nel ’76, fin da giovane Lamagna si è dedicato al mondo della comunicazione, anche come presentatore televisivo e conduttore radiofonico.

“Se pensate che il gioco della roulette sia solo una questione di fortuna, siate pronti a ricredervi” riporta la presentazione del libro. Secondo Lamagna la roulette “si basa su regole precise, che lasciano ben poco spazio al caso e affondano le loro radici nella cultura e nella storia dell’antica Roma. La roulette è soprattutto un gioco di conoscenza e di gestione economica. Una volta appresi la storia e il funzionamento meccanico, è il momento di cominciare a giocare, in possesso delle necessarie conoscenze di psicologia ed economia. Non si tratta di tirare a caso, cercando senza criterio di indovinare il numero vincente”. Secondo Lamagna, una maggiore consapevolezza da parte dei giocatori consente di contrastare il banco più efficacemente.

Nel breve periodo è più facile vincere

“Oltre a un’analisi approfondita della meccanica e dell’economia della roulette – scrive Lamagna - il libro fornisce informazioni difficilmente reperibili per quanto riguarda la storia lontana e recente del gioco d’azzardo, i grandi giocatori che hanno battuto il banco e le loro tecniche, le  differenze tra le varianti di questo gioco, gli ingegnosi sistemi da applicare nelle diverse situazioni e con diverse roulette e le qualità necessarie per dominare il gioco anziché esserne dominati. Sebbene le leggi di probabilità dicano che è impossibile battere il banco su un arco di tempo infinito, la statistica riconosce che nel breve periodo è possibile vincere in virtù degli inevitabili fluttuazioni o scarti che frequentemente si manifestano lungo archi di tempo limitati”.

Storia e sociologia al tavolo verde

iStock 000002089340XSmall“Le informazioni storiche rappresentano un elemento molto importante del mio libro – spiega il croupier a Casinotop10 -. ‘Da zero a trentasei’ non è solo un manuale sul gioco, ma un’opera culturale completa, nella quale si parla delle origini e delle trasformazioni cui sono andati incontro il gioco d’azzardo, e in particolare la roulette, nelle diverse epoche storiche: quali motivi politico-economici ne hanno determinato la diffusione nell’arco dei secoli? Per la parte storica le informazioni sono tratte da numerose fonti, quali enciclopedie, annali storici, studi specializzati, tesine, ricerche e trattati universitari”.  

Ben tre pagine dell’opera sono impiegate per citare le fonti bibliografiche: il presentatore di Winga Tv asserisce di aver preso in esame anche “pubblicazioni di eminenti professori universitari che hanno studiato il fenomeno del gioco d’azzardo dai punti di vista scientifico, sociologico e culturale, oltre che ricerche di studenti e tesi di laurea. Si tratta di opere molto interessanti, ma che essendo molto specifiche non godono dell’attenzione che meriterebbero da parte del pubblico”. Intervistato dal direttore di Gaming School Marcello Cascone, Lamagna riferisce che “chi definisce la roulette un semplice gioco d’azzardo ne ignora la storia, l’identità e le modalità di gioco più avanzate. Coloro che negli ultimi tempi hanno battuto il banco, lo hanno fatto con metodi scientifici”.

Zero alla roulette, stasera si va in bianco

“Un telespettatore mi scrisse che ogni sera lui e la moglie facevano una scommessa alla roulette – spiega Lamagna sul blog di Cascone -. Il marito puntava sempre sul rosso e la moglie sul nero. Chi vinceva, decideva come fare l’amore.  Incuriosito, e un po’ per scherzare, gli chiesi cosa succedeva se usciva lo zero. Mi rispose che non c’era niente di più eccitante che dover aspettare il giorno successivo per ritentare la sorte”.

Il banco perde: lutto al casinò

iStock 000002328377XSmallOgni tanto Lamagna riporta su Facebook alcune curiosità storiche tratte dal suo libro. Per esempio, si apprende che nel XIX secolo i casinò affidavano una dote a ciascun tavolo da gioco, “affinché fossero economicamente indipendenti. Quando un giocatore riusciva a sbancare il tavolo, questo veniva chiuso in attesa che le casse venissero rimpinguate. Il denaro veniva consegnato con una diligenza scortata. Nell’attesa il tavolo della roulette veniva coperto con un drappo di velluto nero, metafora del ‘lutto’ sofferto dal casinò”. I giornali dell’epoca, spiega Lamagna, diedero molto risalto a questa scelta scenografica, che aveva anche lo scopo di “segnalare visivamente che quel tavolo era chiuso in quanto non c’erano fondi disponibili per pagare ulteriori vincite”.

In un altro passo del suo libro il croupier spiega che inizialmente nella roulette lo zero era di colore rosso. “Il gioco della roulette fece la sua prima comparsa alla fine del 1700 – scrive Lamagna -. Sul piatto vi erano 38 caselle numerate: lo zero, il doppio zero e i valori dall’uno al 36. A quei tempi lo zero era di colore rosso e ai fini del gioco valeva anche come numero pari e manque, mentre il doppio zero era nero e faceva parte dei valori dispari e passe (manque si riferisce ai numeri fino a 18, mentre passe da 19 a 36, ndr). Nei decenni successivi, a partire dal 1800, per semplificare il regolamento ed evitare contestazioni da parte dei giocatori gli zeri vennero associati al colore verde”.

Batosta londinese

In risposta a Enzo, che gli chiede su Facebook se oggi, rispetto a un tempo, è più difficile vincere alla roulette, Lamagna cita la batosta subita nella primavera del 2004 dal casinò Ritz di Londra: in due sere due uomini serbi di 33 e 38 anni e una donna ungherese di 32, sono riusciti a guadagnare 1 milione di sterline, all’epoca pari a oltre due milioni di euro. “Apparentemente hanno usato uno scanner laser nascosto in un telefonino e collegato a un microcomputer per calcolare su quale numero la pallina si sarebbe fermata” riportava Repubblica. Come da prassi, dopo il terzo giro di ruota il croupier pronunciava la frase "Les jeux sont faits, rien ne va plus" (i giochi sono fatti, niente va più), a chiusura del giro di puntate. Il congegno in possesso dei tre stranieri, spiega il quotidiano, “riesce a calcolare la velocità della pallina e a individuare la casella sulla quale è probabile che si vada a fermare. La direzione del casinò ha pagato una parte della vincita in contanti e l’altra con un assegno. Sebbene siano stati scoperti, arrestati e poi rilasciati su cauzione, i tre potrebbero farla franca perché non hanno violato nessuna legge”.

Sarà vero?

Un articolo di John Steele pubblicato all’epoca sul Telegraph riportava che “l’industria del gioco d’azzardo è scettica riguardo al fatto che un dispositivo possa predire il movimento di una pallina in modo sufficientemente veloce e preciso da consentire a qualcuno di mettere a segno una scommessa vincente. Per legge la palla deve compiere almeno tre giri della roulette. Dopo tre giri, in genere non più di 14-15 secondi prima che la palla si fermi, viene pronunciata la frase ‘no more bets’ (corrispettivo inglese di “les jeux sont faits”, ndr). Un dispositivo del genere deve quindi essere in grado di calcolare in pochi secondi la velocità della ruota e della pallina e il moto di decelerazione. A questo aggiungiamo che le roulette sono progettate per ottenere un po’ di rimbalzo, in modo da rendere il movimento della pallina ancor meno prevedibile. Il caso rappresenta un problema di non poco conto per Scotland Yard”.

Gioco e scienza

Beat the Dealer by Ed Thorp2Quale tecnologia avranno usato i tre? Le ipotesi sui blog si sono sprecate. “I tre giocatori dell’est Europa – commenta il croupier Lamagna - non fecero altro che mettere in pratica ciò che circa trent’anni prima era già stato dimostrato da Edward Thorp e dagli Eudaemons, i quali riuscirono, a scopo esclusivamente scientifico, a prevedere con buona approssimazione in quale settore della roulette si sarebbe fermata la pallina. Tutto ciò, è bene ricordarlo, con le tecnologie a disposizione negli anni Settanta e Ottanta”. Il matematico statunitense Thorp, nato nel ’32, scrisse negli anni Sessanta il libro “Beat the Dealer”, nel quale illustra un metodo dettagliato per vincere a blackjack contro il dealer contando le carte. Gli Eudaemons, invece, erano un piccolo gruppo capitanato da J. Doyne Farmer e Norman Packard, due giovani dottori in fisica, nato nei tardi anni Settanta in seno all’università di Santa Cruz, California. Il loro scopo era di trovare un modo per battere la roulette e utilizzare le vincite per la ricerca scientifica.ll nome Eudaemons si ispirava all’antica filosofia dell’eudemonismo, nata nell’antica Grecia (dal dizionario Devoto Oli: dottrina che riconosce e propugna come legittima l’aspirazione dell’uomo alla felicità).

Mancano leggi adeguate

Tornando al caso dei tre ragazzi dell’Europa dell’Est nella casa da gioco londinese, Lamagna ritiene tuttavia che sia “vergognoso che i casinò non siano pronti a fronteggiare minacce di questo tipo e che un vuoto legislativo consenta in molti Stati l’utilizzo perfettamente legale di software e meccanismi di predizione. Le case da gioco si trovano costrette ad adottare specifici regolamenti interni per impedire ai clienti di utilizzare questo tipo di strumenti e strategie, che com’è facile intuire risultano deleteri per il banco. A questo punto, i giocatori che riescono a eludere i controlli e trovano il modo scientifico di battere il banco, hanno la possibilità di farlo legalmente ogni volta che vogliono. Il gioco si trasforma quindi in una sorta di lotta tra il casinò, che non vuole perdere, e il giocatore che ha trovato un modo di vincere sotto l’ombrello della legalità”. Alla luce di tutto ciò, per il presentatore di Winga tv “si rende necessaria l’istituzione di norme ad hoc a livello internazionale.Altrimenti, si presenterà sempre il rischio di giocatori professionisti che fanno la spola da un casinò all’altro”.

L’incubo dei croupier di Madrid

A riguardo Lamagna cita il caso di Gonzalo Garcia-Pelayo, che insieme al figlio Ivan e ad alcuni membri della sua famiglia giocò gran parte delle sue sostanze alle roulette dei casinò di Madrid, riuscendo a battere il banco. Le case da gioco, comprensibilmente, non gradirono molto la presenza della famiglia Pelayo e cercarono di cacciarla: dopo dieci anni di vicende giudiziarie una sentenza della Corte Suprema diede ragione al produttore discografico Garcia-Pelayo. Come aveva fatto Pelayo a diventare l’incubo dei casinò? Tutto nasce da un’intuizione del giocatore spagnolo appassionato di matematica, il quale aveva notato che molte roulette erano difettose e che alcuni numeri uscivano molto più spesso di altri.Un giorno Garcia-Pelayo è persino arrivato a vincere 500mila euro. Sulle vicende della famiglia spagnola sono ispirati il libro “La fabulosa storia de los Pelayos” e il film “The Pelayos”, uscito nel 2011.

Effetto boomerang

iStock 000001374797XSmall“Immaginiamo come devono sentirsi quei clienti che hanno trovato un modo legale di vincere e vengono allontanati da queste strutture – commenta il conduttore del programma Roulette Show -. Quando un casinò mette al bando un giocatore, la stessa struttura ne subisce un danno notevole in termini di immagine. Consideriamo inoltre che blog e forum su Internet rappresentano un grande canale per la diffusione di queste notizie. Problemi come questi devono essere risolti attraverso l’adozione di normative specifiche a livello internazionale piuttosto che con i regolamenti interni delle case da gioco: è nell’interessi degli stessi casinò. Dai fatti di Londra del 2004, comunque, non si sono verificate altre vincite legate a sistemi di predizione, anche se i professionisti hanno sempre più focalizzato la loro attenzione sulle tecniche di ‘sector targeting’, che al giorno d’oggi rappresentano il sistema scientifico più diffuso per cercare di battere la roulette”.

La stessa tecnica è stata utilizzata anche all’interno del casinò londinese dai tre giovani dell’Est Europa. “Il paradosso è che, anche se scoperti, sono riusciti ugualmente a riscuotere le vincite, in quanto l’utilizzo di questi dispositivi non viene espressamente vietato dalla legge del Regno Unito – riporta il sito Casinoreview.com -. Ci hanno detto che il costo di un dispositivo di sector targeting può aggirarsi attorno ai 1800 dollari”. Per difendersi da questo genere di imprevisti, spiega Lamagna, i produttori di roulette mettono a punto modelli sempre più “imprevedibili”.

Il vantaggio del banco

Nel gioco della roulette il banco ha un vantaggio del 2,7 per cento. Questa percentuale rappresenta anche il margine di guadagno del casinò: quando si centra un numero pieno il croupier corrisponde un premio pari a 36 volte il denaro giocato. Avendo la roulette 37 numeri, dovrebbe invece pagare 37 volte la posta per essere perfettamente equo.

Basta poco

“Ma per vincere il banco basta essere certi di escludere a ogni estrazione anche solo due numeri dal panno– afferma Lamagna -. Personamente sono sicuro che qualche furbastro riesce a guadagnare in maniera costante ricorrendo a questo espediente, girando i casinò tradizionali e online”. Quando si guadagna “troppo”, però, c’è il rischio di diventare indesiderati. “Per non dare nell’occhio – obbietta il croupier - basta mantenere un basso profilo. Mi è stato chiesto se mi sono mai recato al casinò in veste di cliente. La risposta è sì, mi piace giocare, soprattutto quando mi trovo in giro per il mondo. Raramente perdo, e quando accade sono sempre piccole cifre perché investo molto poco. Con i proventi delle vincite mi accontento di pagarmi una cena o una notte in albergo. Ho la buona abitudine di pormi sempre dei limiti ben precisi, e non mi illudo mai di poter guadagnare con il gioco non perché ciò sia impossibile, ma perché richiede un investimento di tempo e denaro notevole. Inoltre, la professione di giocatore è psicologicamente logorante. L’ho già fatto in passato e per il momento non desidero ripetere questa esperienza. Ecco perché, amando il gioco, pur avendo in parte dismesso i panni di giocatore, ho deciso di diventare croupier e trasformarmi quindi in esperto e consulente per i casinò”.

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Scopri di più Invernizzi, Lorenzo

Autore per Casinotop10.it

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