Perchè giochiamo?

21 apr 2014 | 09:38 Editor: Federica Zacchi

Perché giocare ci piace? Possiamo dare mille risposte a questa domanda, ma sarà difficile trovare quella “giusta”.
I primi a provarci sono stati i grandi filosofi e saggi del passato; poi, tra ricercatori e scienziati, c'è stato un susseguirsi di studi – che continua tuttora – per capire i meccanismi cerebrali che, è proprio il caso di dirlo, entrano in gioco.

Diciamo innanzitutto che il gioco, nelle sue svariate forme, è qualcosa di profondamente radicato nella natura umana, qualcosa che l'uomo porta con sé fin dai tempi più antichi. La possibilità di giocare è anche una condizione intrinseca dell'apprendimento: imparare divertendosi sviluppa e stimola le capacità motorie, l'immaginazione e l'intelligenza del bambino.

L'importanza del gioco non si esaurisce certo nell'infanzia ma rimane invece fondamentale anche nella vita adulta, poiché partecipa al continuo sviluppo delle nostre capacità cognitive e va a influire sul nostro umore.

Se apriamo il dizionario alla voce “piacere”, leggiamo: «è un'esperienza o un sentimento che corrisponde alla percezione di una condizione positiva, fisica e psicologica...è il senso di soddisfazione che deriva dall'appagamento di desideri, fisici o spirituali, e di aspirazioni di vario genere. E' godimento, esaltazione dei sensi.»

Responsabile principale di queste sensazioni è una sostanza prodotta in diverse aree del cervello: la dopamina. Questo neurotrasmettitore svolge un ruolo fondamentale nel sistema della gratificazione, della memoria, dell’apprendimento e dello sviluppo motorio: regola il piacere nel cervello e condiziona ogni giorno le nostre decisioni, perché ha il grande potere di influenzare le nostre aspettative.

Che cosa succede dunque quando entriamo in un Casinò o ci mettiamo davanti al PC alla ricerca di qualche gioco online e sfidiamo la dea bendata?

 

La predisposizione al gioco, secondo i risultati di alcuni studi, dipenderebbe principalmente da quello che in psicologia è chiamato “schema di rinforzo”: il giocatore, infatti, efficacemente rinforzato da vincite “casuali”, sarebbe spinto a ritentare più volte la fortuna, in quanto, scommessa dopo scommessa, si convince che più tentativi significhino più possibilità di vincita.

Alcuni ricercatori hanno focalizzato i loro studi  su quello che succede nel lasso di tempo che va dal momento della puntata a quello del risultato. E' proprio in questo frangente, infatti, che si verificano i due momenti decisivi per il meccanismo del rinforzo: l'eccitazione associata al gioco in sé e il denaro che si potrebbe vincere.

Quando il sistema di ricompensa che regola l'impulso a giocare è disturbato, il gioco diventa un bisogno compulsivo: il giocatore non riesce più a controllarsi e sente il bisogno irrefrenabile di giocare; cerca una ricompensa immediata e, sia che la ottenga sia che non la ottenga, continua a scommettere per ottenere vincite sempre più alte o per recuperare eventuali perdite. Non riesce a fermarsi perché la sua convinzione, totalmente irrazionale, è quella di vincere.

Ci sarebbe ancora molto da dire su quello che succede nel nostro cervello, sui meccanismi sani o patologici che sviluppa. Accenniamo solo al fatto che la regolamentazione e l'aiuto a chi soffre di dipendenza sono aspetti fondamentali per far sì che il gioco continui a essere solo divertimento e porti benessere psicologico reale. Per tutti.

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