Malavita e gioco d’azzardo a Las Vegas: Film “Casinò” di Scorsese

Malavita e gioco d’azzardo a Las Vegas: Film “Casinò” di Scorsese

23 dic 2014 | 11:50 Editor: Invernizzi, Lorenzo

Nonostante i vent’anni di vita, uno dei film che meglio raccontano il gioco d’azzardo e il mondo della malavita a Las Vegas è “Casinò”, uscito nel ’95.

La pellicola, diretta da Martin Scorsese, è ispirata al romanzo “Casino: love and honour in Las Vegas” di Nicholas Pileggi, pubblicato nello stesso anno, il quale a sua volta si basa sulla storia di Frank “Lefty” Rosenthal ed Antony “The Ant” Spilotro.

Il boss e l’attore

Inizialmente restìo a collaborare alla realizzazione della pellicola, Rosenthal cambiò in seguito idea, diventando molto disponibile nei confronti dell’attore Robert De Niro. Spilotro, invece, morì nell’86, qualche anno prima che fosse girato il film di Scorsese. I corpi martoriati di Spilotro e di suo fratello Michael furono trovati sepolti in un campo, allo stesso modo di Nicky e Dominick Santoro in “Casinò”. Il bandito era stato inviato a Las Vegas nel ’71 per prendere possesso del racket dell’usura e della microcriminalità, gestito allora da Marshall Caifano. Dal ’99 al 2011 Las Vegas fu governata dal sindaco Oscar Goodman, avvocato difensore di Spilotro. Per volontà dello stesso Goodman nella città del gioco venne aperto nel 2012 il Museo della Mafia (Mob Museum). Considerato un pioniere delle scommesse sportive, Rosenthal si occupò in segreto della gestione dei casinò Stardust, Freemont, Marina e Hacienda, nell’epoca in cui questi erano controllati dall’organizzazione criminale Chicago Outfit.  L’imprenditore Rosenthal e il gangster Spilotro si conobbero all’inizio degli anni Sessanta, quando Spilotro fu accusato di tentata corruzione nei confronti di un giocatore di pallacanestro. Insieme a “Mean Street” (1973) e “Quei bravi ragazzi”, “Casinò” viene considerato da alcuni come il terzo film della trilogia sulla mafia di Scorsese.

Un lavoro in sinergia

La peculiarità della pellicola è che, contrariamente a quanto avviene di solito (in genere i registi si basano su romanzi già pubblicati o scrivono ex novo i testi per i loro film), Scorsese e Pileggi lavorarono quasi contemporaneamente alla stesura rispettivamente della sceneggiatura del film e del romanzo.

Che casino gestire un casinò!

La trama: a Sam “Asso” Rothstein (Robert De Niro, doppiato per la versione italiana da Gigi Proietti), allibratore di successo, viene affidata nel ‘73 la gestione del casinò Tangiers. Il suo lavoro sarà reso più complicato dalla moglie Ginger McKenna (Sharon Stone) e dall’amico gangster Nicky Santoro (Joe Pesci). Il film, riporta il dizionario dei film di Morando Morandini “è la storia di tre individui che oltrepassano i limiti per orgoglio, arroganza, ubriacatura da denaro facile e nella loro caduta, che è anche una cacciata dal paradiso, fanno crollare un impero”.Robert Deniro film casino

Si gioca o si recita?

Le scene nella sala da gioco sono state realizzate all’interno del Riviera, uno dei primi casinò-resort della Strip. Aperto nel ‘55 grazie a un gruppo di investitori di Miami, ha cambiato numerosi proprietari nel corso degli anni. Alcuni di questi, come spesso è accaduto negli anni Sessanta e Settanta, erano legati alla malavita e a Meyer Lansky. Anche Dean Martin e i fratelli Harpo e Gummo Marx e detennero quote di minoranza del Riviera. Oltre a Casinò, sono stati ambientati al Riviera diversi film, tra i quali “Ocean’s eleven” (1960), “Austin Powers: il controspione” (1997) e “Una notte da leoni” (2009). Per quanto riguarda “Casinò”, per più di sei settimane, per quattro notti la settimana, una parte del Riviera fu adibito alle riprese del film. Da mezzanotte alle 10 il personale artistico e tecnico condivise la sala con i normali giocatori, che a volte compaiono sullo sfondo della scena. “Non dimenticherò mai il tintinnìo delle slot machine - aveva commentato Scorsese -. Qualche volta i dadi volavano via per atterrare sul mio monitor”. Numerose scene del film vengono commentate fuori campo dal punto di vista di Asso o del suo amico gangster Nicky Santoro. E proprio nei commenti fuori campo si trovano gran parte delle battute migliori del film.

La realtà supera la finzione

Pare che l’idea della voce fuori campo sia stata suggerita agli sceneggiatori indirettamente da un “vero” boss di Chicago. Colpito e divertito dal suo modo di parlare, Pileggi registrò il gangster nel corso di alcuni incontri e fece ascoltare la sua voce al regista. 

Quando un amore scoppia

Robert Deniro Nella scena iniziale Rothstein sale sulla sua auto. Il veicolo esplode non appena messo in moto. Asso commenta fuori campo:

“Quando ami una persona, devi fidarti di lei. Non c’è altro modo. Devi darle la chiave di tutto quello che è tuo. Altrimenti a che serve? Per un po’ ho creduto di avere un amore così”.

Dopo i titoli di testa dello storico designer Saul Bass (oltre che con Scorsese, collaborò tra l’altro con registi come Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick), Rothstein si presenta:

“Avevo tutto talmente sotto controllo che mi fu dato il paradiso in terra. Mi fu dato in gestione uno dei più grandi casinò di Las Vegas, il Tangiers, da quel solo tipo di uomini che può trovarti quel tipo di soldi, 62 milioni e 700mila dollari. Non conosco tutti i dettagli”.

Un’occasione perduta

“Fu l’ultima volta che a dei ragazzi di strada come noi veniva dato qualcosa che valeva tanto” lo interrompe Nicky Santoro.

Nel deserto si risolve tutto

Deserto di Las VegasRiprende Rothstein:

“A quel tempo Las Vegas era un posto dove milioni di fessi arrivavano ogni anno con le loro monetine e ci lasciavano quasi un miliardo di dollari. Certo, di notte non si vedeva il deserto che circonda Las Vegas. Però è nel deserto che si risolvono un sacco di problemi della città”.

L’amico gangster illustra meglio il concetto:

“Ci sono un fottìo di buchi nel deserto, e in quelle buche sono sepolti un fottìo di problemi. Solo che lo devi fare bene. Insomma, devi avere già scavato la buca prima di presentarti con un pacco nel portabagagli. Sennò si parla di scavare per mezz’ora, 45 minuti, e chi lo sa chi si può presentare nel frattempo. In quattro e quattr’otto ti tocca riscavare altre buche, e ci puoi restare tutta la notte”.

L’autolavaggio dei peccati

“Quelli come me Las Vegas li ripulisce dai peccati – spiega invece Asso -. E’ come un autolavaggio della moralità. Fa per noi quello che Lourdes fa per i gobbi e gli storpi. E unitamente al fatto che ci rende regolari, arrivano i contanti. A tonnellate”.

Banco vince sempre

 Un’altra interessante considerazione è affidata sempre a Rothstein fuori campo:

“In un casinò la regola fondamentale è di farli continuare a giocare e di farli continuare a tornare. Più giocano e più perdono. Alla fine becchiamo tutto noi”.

Chi controlla chi?

Subito dopo Rothstein illustra con poche ma efficaci parole la catena di comando:

“A Las Vegas ognuno deve controllare gli altri. Siccome i giocatori cercano di battere il casinò, i croupier controllano i giocatori, i cassieri controllano i croupier, gli addetti alla sala controllano i cassieri, i sovrintendenti controllano gli addetti alla sala, i capiturno controllano i sovrintendenti, il direttore del casinò controlla i capiturno, io controllo il direttore del casinò e l’occhio del cielo (l’impianto di videosorveglianza, ndr) controlla tutti noi”.

Las Vegas

Nessuna pietà per i bari

A un certo punto Asso scopre un baro: l’uomo viene condotto con uno stratagemma nelle stanze sul retro e convinto con metodi poco ortodossi ma comunque efficaci a non farsi più vedere in giro. Per la scena nella quale il giocatore disonesto viene punito, l’operatore Garrett Brown utilizza una nuova Steadycam larga la metà dei modelli precedenti, che gli consente di muoversi più agevolmente tra gli attori. Il risultato di queste riprese è una maggiore partecipazione dello spettatore a quanto sta accadendo.

La bellezza costa

In un’altra scena Asso descrive l’incontro con la truffatrice Ginger che diventerà sua moglie: “Che falcata! Mi sono innamorato di colpo. Ma a Las Vegas l’amore di una ragazza come Ginger costa” (nello stesso momento Sam appunta al petto della donna una costosa spilla tempestata di diamanti e i due si baciano appassionatamente). Poco dopo, si vedono Nicky e Sam a bordo di un’auto che parlano.

Giner nel film casino

Uomo avvisato...

Il gangster comunica al suo amico la volontà di trasferirsi a Las Vegas:

“Non è uno scherzo qui – lo mette in guardia Rothstein -. Sai, non devi strafare. Non è come a casa nostra, a prima vista non amano i tipi come noi. Lo sceriffo è peggio di un mastino. Perfino gli sbirri non hanno paura a seppellire la gente nel deserto”.

Più tardi è Santoro a parlare del suo amico:

“Scoprì l’uovo di Colombo. Questa è la sola città dove un posto dove si scommette è regolare. Perciò, perché non approfittarne, giusto? E così, tolse dalla strada i posti dove si scommette e li aprì dentro al casinò. Così facendo, in pochi anni tutti i casinò della Strip cercarono di copiarlo”.

Tanto va la gatta al lardo

Il gangster Santoro non prende adeguatamente in considerazione gli ammonimenti dell’amico:

“Non passò molto prima che accadesse quello che temevo sarebbe accaduto – racconta Asso -. Nicky riuscì a farsi bandire da tutti i casinò di Las Vegas, e da quel momento non potei più farmi vedere da lui, nè a Las Vegas, nè nei dintorni. Non gli entrava in testa la storia del libro nero e quello che significava. Non poter frequentare un casinò è una cosa, ma essere in quel libro è come incidere il tuo nome nel cervello di ogni poliziotto e agente dell’FBI. Insomma, sei segnato insieme ad Al Capone”.

Santoro torna al vecchio lavoro

Nicky Santoro casinoUna volta interdetto dai casinò, Nicky torna a fare il topo d’appartamento:

“Era tutta roba mia – ricorda il gangster riferendosi ai proventi dei furti -, non mandavo niente all’organizzazione. In effetti non potevo, perché neanche ci pensavano a lasciarmi rubare. I capi facevano un tale pacco di soldi coi casinò che non volevano che qualcuno gli smuovesse le acque”.

Gangster violento e padre amorevole

Benché “energico” sul lavoro, Nicky sa essere anche un amorevole  padre. Come racconta Asso, “quando finiva la sua giornata, alle 6 del mattino, dovunque fosse e qualunque cosa stesse facendo, tornava a casa a preparare la colazione al figlio, il piccolo Nicky”.

Mai licenziare i raccomandati

Il film prosegue con il commissario della contea che si reca a far visita ad Asso, indispettito che questi abbia licenziato suo cognato. Entrato su raccomandazione come responsabile delle slot, l’uomo si era rivelato in più occasioni inadatto al lavoro. Il pubblico ufficiale gli chiede di riassumerlo. Ma Asso è inamovibile riguardo alla sua decisione (la scelta gli si ritorcerà contro). Lo sceriffo lo rimprovera:

“Signor Rothstein, la sua gente non riuscirà mai a capire come funzionano le cose qui. Siete tutti nostri ospiti, ma vi comportate come se foste a casa vostra. Voglio dirle una cosa, amico: non è casa vostra. Ma è lì che vi manderemo se si imbufalisce il governatore”.

La stanza della “scrematura”

Robert De niro casinoIl vero sacrario del casinò era dove si contavano i soldi, un luogo nel quale lo stesso Rothstein non era ammesso e gli uomini della malavita “scremavano” il denaro da portare ai capi:

“I soldi scorrevano a fiumi e le valigette andavano e venivano – spiega Nicky -. Ve lo dico chiaro e tondo: il succo di tutta la faccenda qui erano i soldi. Il solo problema è che dopo un po’ i capi si accorsero che le valigette cominciavano a essere un pizzico leggere”.

Ma i vertici della mala non gradiscono che gli addetti alla scrematura si prendano la loro parte:

“Ma che scremiamo a fare se veniamo scremati?” si lamentano i “capi” stizziti. Il direttore del casinò, un amico fidato di Rothstein, cerca di difendere l’operato degli addetti di fronte ai boss: “Fa parte del business, loro la chiamano dispersione”.

La vendetta dello sceriffo

Intanto, i controlli su Asso, il quale in realtà non risulta in possesso di regolare  licenza, si fanno sempre più pressanti: “Forse dovremo rispedire quell’ebreo fuori dalla città” gongola lo sceriffo precedentemente respinto.

Finisce l’età dell’oro

Con la rovina del Tangiers, spiega Rothstein, il mondo dei casinò di Las Vegas, è diventato più anonimo:

“La città non sarà più la stessa. Dopo il Tangiers, le grandi società si impossessarono di tutto. Oggi assomiglia a Disneyland. E mentre i bambini giocano coi pirati, mamma e papà lasciano le rate per la casa e i soldi per l’università del piccolo nelle slot machine. Una volta i croupier sapevano il tuo nome, cosa bevevi, cosa giocavi. Oggi è come all’aeroporto. Oggi è tutto finito. Arriva un pescecane con quattro milioni di dollari e uno studente della scuola alberghiera gli chiede il numero della sua previdenza sociale. Dopo che i trasportatori furono sbattuti fuori, le società rasero al suolo praticamente tutti i vecchi casinò. E da dove sono spuntati i soldi per ricostruire le piramidi? Dalle azioni-truffa”.

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Autore per Casinotop10.it

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