Sale da bingo Italiani: roccaforte della mala o luogo di divertimento?

Sale da bingo Italiani: roccaforte della mala o luogo di divertimento?

15 gen 2015 | 02:49 Editor: Invernizzi, Lorenzo

Dopo che furono “importate” nel ’99 attraverso una normativa che ne autorizzò l’apertura, le sale da bingo nel nostro Paese sono spuntate un po’ come funghi sia nella versione “dal vivo” che in quella online.

Ora resta ai cittadini stabilire se il legislatore è riuscito effettivamente a “conferire a questo gioco il carattere di intrattenimento, socializzazione e impiego piacevole del tempo libero”, come riporta il sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

In principio venne il Beano

Il gioco, originario degli Stati Uniti, deve il nome alla storpiatura involontaria del termine “Beano”, con il quale  venne inizialmente chiamato. Come con la tombola, erano utilizzati fagioli secchi (beans in inglese), per coprire i numeri estratti.

Cosa dice la legge

La legge italiana consente ai privati con licenza Aams di operare sul mercato “secondo regole la cui osservanza è costantemente verificata”. Il controllo del gioco è riservato allo Stato, che lo esercita, a partire dal 2000, tramite Aams –  spiega la stessa Agenzia sul suo sito -. La normativa italiana intende conferire al gioco del bingo il carattere di intrattenimento, socializzazione e impiego piacevole del tempo libero, differenziandolo in maniera sostanziale da altri giochi”. Questi ultimi, a differenza del  bingo, sono “basati prevalentemente su comportamenti individuali e sulla distanza, sia fisica che temporale, tra il momento del gioco e quello della vincita”. Nel 2006 il Bingo è stato giocato da oltre un milione di persone, metà delle quali frequentavano le sale in modo sistematica, e ha incassato 1 miliardo e 800 milioni di euro. Nello stesso anno sono state vendute oltre un miliardo e 600 milioni di cartelle, delle quali circa il 65 per cento del valore di un euro.

Una selva di normative

La complessità delle normative che regolamentano il gioco d’azzardo e più in particolare il bingo ha contribuito a tutelare l’interesse della collettività? A quanto pare, le leggi non sono riuscite a impedire praticamente le infiltrazioni della criminalità organizzata.

La copertura dei clan

bingo“La propensione ‘imprenditoriale’ dei clan si dimostra appieno nella gestione diretta, tramite prestanome immacolati, di sale bingo e agenzia sportive - riporta una pubblicazione del 2012 dell’associazione Libera -.  Le inchieste hanno rilevato come un’imponente fetta del gioco ‘legale’ sia in realtà in mano a organizzazioni criminali che operano come soggetti economici strutturati che si presentano con caratteristiche di ‘normalità’”.

A conferma di questa tesi, lo stesso rapporto cita l’operazione Hermes, risalente al 2009, nel corso della quale sono state sequestrate diverse sale a Brescia, nel Milanese (Milano, Cologno Monzese e Cernusco sul Naviglio), a Cremona, Padova, Lucca, in Provincia di Frosinone (Cassino e Ferentino) e a Caserta (Sant’Arpino e Teverola).

Una guerra di carte bollate

Ogni tanto, comunque, qualche concessione viene revocata a causa di irregolarità e inadempienze da parte del gestore. Una sentenza dell’8 gennaio del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha dato ragione ad Aams nel ricorso presentato da una sala da bingo contro il provvedimento di sospensione disposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I locali in questione erano privi di un dispositivo che impedisse l’accesso ai giocatori durante lo svolgimento del gioco, permettendo l’accesso solo nei tempi morti tra una partita e l’altra.

Aams nega il trasferimento e il gestore molla il colpo

All’inizio di dicembre Aams ha revocato la concessione al Bingo City Center di Foligno (Perugia). Da una nota dell’Agenzia si evince che secondo la convenzione stipulata il concessionario avrebbe dovuto "garantire la continuità del servizio per almeno undici mesi l’anno, per almeno sei giorni la settimana, compresi i festivi, almeno otto ore al giorno”. Nell’autunno del 2013 il gestore umbro aveva chiesto il trasferimento dell’attività a Milano, in via Val Di Bogna 8, vicino a piazzale Martini, senza però presentare la “necessaria istanza di collaudo” nei termini prescritti. A settembre quindi Aams ha negato il trasferimento nel capoluogo lombardo, obbligando la società a riattivare la sala di Foligno. La società, inoltre, ha mancato di versare “i corrispettivi per i mesi di agosto, settembre e ottobre per la prosecuzione dell’attività”, senza peraltro presentare controdeduzioni quando le è stato comunicato l'avvio del procedimento che ne avrebbe imposto la chiusura.

Vietato cambiare gestione

bingo onlineLo scorso autunno, invece, è stata revocata la concessione al bingo di Cernusco sul Naviglio, lo stesso sottoposto tempo prima a sequestro. “La società potrà fare ricorso, ma per il momento la sala rimarà chiusa. Con buona pace degli amanti del bingo” riporta un articolo pubblicato a novembre su “La Gazzetta della Martesana”, settimanale di cronaca dell’Est Milanese. “La reiterata violazione della normativa generale e delle clausole convenzionali commessa dalla società Play Inn (il concessionario, nrd) - scrive Aams in una nota - hanno menomato il rapporto fiduciario con l’amministrazione concedente facendo venire meno i requisiti di attendibilià, solvibilità e professionalità della società medesima”.

Un articolo della convenzione, riporta sempre Aams, vietava “al concessionario di trasferire ad altri la concessione senza il preventivo assenso dell’amministrazione concedente (in questo caso Aams stessa)”. Quindi, è prevista “la dichiarazione di decadenza quando viene trasferita la gestione senza il previo assenso dell’Amministrazione”. E a seguito di numerosi controlli effettuati dai carabinieri di Cernusco, riporta la nota di Aams, è emerso che l’esercizio fin dall’apertura era gestito da un diversa società. Negli anni passati la sala di Cernusco è stata interessata da un tentativo di incendio, probabilmente a scopo intimidatorio. A metà dicembre dello scorso anno risale l’arresto dell’imprenditore calabrese Michele Surace, che avrebbe tra l’altro commissionato l’incendio a Cernusco.

A Bergamo arriva il proibizionismo

Le sale da bingo rientrano anche tra gli esercizi vietati dall’amministrazione comunale leghista di Covo, Comune della Bergamasca. A queste si aggiungono “friggitorie, kebbaberie, pita gyros, sexy shop, centri di telefonia internazionale e di trasferimento di denaro, negozi di ‘compro-oro’, agenzie di scommesse, distributori automatici, lavanderie self service ed esercizi commerciali con vendita prevalente di prodotti di origine extra Ue”, riporta un articolo pubblicato a metà dicembre da ‘La Stampa’. In realtà, come spiega il sindaco 27enne Andrea Cappelletti intervistato da Alberto Mattioli, si tratta di una “misura preventiva”, perché nessuna di queste pericolose attrazioni ha preso piede nel Comune orobico di 4100 abitanti. “Ma io non voglio nemmeno ci siano - ha precisato l’agronomo Cappelletti -. Io a Covo voglio le botteghe tradizionali”. La delibera interessa anche le lavanderie a gettoni le quali, come fa presente il primo cittadino “funzionano senza gestore, quindi non c’è il presidio sociale”. Anche le lavanderie self service e a gettone, risporta il documento approvato in Consiglio, “oltre che essere svolte in locali in cui manca il presidio sociale e quindi poco sicuri perché maggiormente soggetti ad atti di vandalismo, eliminano completamente il rapporto tra negoziante e cliente, snaturando una delle caratteristiche essenziali dei negozi di prossimità”. Le nuove disposizioni entrano in vigore “nell’ambito del tessuto urbano, nonché nei nuclei esterni sparsi e cascine”.

Bingo lontani da scuole e chiese

Sexy shop, sale bingo, agenzie di scommesse e compro-oro possono insediarsi in altre zone del territorio comunale fuori dal centro storico purchè rispettino la distanza di 700 metri da “luoghi di culto, cimiteri, scuole di qualsiasi ordine e grado, edifici e spazi pubblici come parchi e piazze ed insediamenti destinati all’educazione e allo svago di bambini e ragazzi”. Gli stessi esercizi “possono essere utilmente collocati in zone diverse dal centro e di minor pregio dal punto di vista storico-architettonico”.

La minoranza si astiene

bingo onlineDalla delibera consigliare si evince che tre consiglieri di minoranza insieme al capogruppo Andrea Brambilla hanno espresso voto di astensione in quanto ritengono che la proposta di modifica alla regolamentazione del commercio contenga eccessivi elementi di restrizione che sono nettamente in controtendenza alla liberalizzazione delle attività commerciali”.

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Autore per Casinotop10.it

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