"Non Esistono Decisioni Tecniche: È Tempo che il Governo Decida"
8 February 2012 | Di:
Intervista a Vittorio Ravà, direttore generale del casino di Venezia che attacca le decisioni del Governo Monti accusandolo di rendere i casinò come delle "lavanderie a gettoni". E propone interessanti piani per superare la crisi.
Per quanto a molti possa sembrare il contrario, anche le sale di casinò live stanno subendo gli effetti della crisi. Magari non quanto le imprese che aumentano annualmente le statistiche del tasso annuale di bancarotta in Italia, magari non quanto il fruttivendolo sotto casa che continua a lamentarsi pomodoro dopo melanzana – ma sono in crisi anche loro.
C’è chi dice che per superare le difficoltà basterebbe lasciare alle sale la possibilità di ritrovare la loro vera natura di casino, basando il rilancio sui tavoli e mettendo da parte le slot machine – muovendosi verso una dimensione in grado di privilegiare i giochi da tavolo che quelli delle sale giochi.
E c’è anche chi, come Vittorio Ravà – un signore che di mestiere fa il direttore generale del casino di Venezia, è convinto che una ripresa sia possibile e che questa non passi per la strada della privatizzazione.
A patto che, però, il Governo decida se muoversi verso un totale controllo del gioco oppure un approccio a questo mondo decisamente votato al guadagno.
Perchè, secondo Ravà, la decisione di abbassare il limite del contante è un autogol che anziché combattere il riciclaggio finisce solo per ridurre i casino terrestri alla stregua di lavanderie a gettoni. Per lasciare il fruttivendolo sotto casa alle sue lamentele.
Il Governo Prenda una Decisione Chiara
Questo in sintesi il pensiero del numero uno del casino lagunare, che dal 28 maggio 2010 è l’amministratore unico della casa da gioco veneta.
Subentrato a Carlo Pagan, arriva dal mondo della comunicazione e del marketing: è stato vice-presidente dell'Upa (utenti pubblicità associati), responsabile comunicazioni di Fiat Auto, Benetton, e Publikompass, e ha creato Maieutiké Téchne, società di consulenza per le strategie di comunicazione. La sua nomina ha portato una rivoluzione nel Cda del Casino di Venezia: un ritorno al passato dove l’amministratore delegato è direttore operativo e il Cda dà gli indirizzi generali senza più avere consiglieri con deleghe specifiche.
Su Ca’ Noghera e Ca’ Vendramin saranno investiti 14 milioni di euro: si ristruttura, ma non si costruisce. E la via della rinascita, di questi tempi, sembra in salita.
Come sta il casino di Venezia? I numeri sono in calo, si parla di crisi, è davvero così?
Il mondo è in crisi, siamo come davanti o dopo una guerra. Siamo in un momento che gli uomini di business non hanno mai visto: l’immobiliare precipita, i prestiti hanno crolli del 40 per cento.
Il mercato dell’auto è sotto del 15 per cento, crollano perfino gli alimentari e l’abbigliamento registra un meno 18 per cento. I casino sono in linea con il momento, anzi, il meno 12 per cento li assesta in un quadro previsto, anche se non alla lettera.
Il problema è che la concorrenza del gioco di Stato è andata a scardinare quegli elementi di oligopolio che hanno messo tutti in un altro tipo di mercato decisamente concorrenziale
Continua il braccio di ferro con i sindacati, come si risolverà il discorso lavoro e lavoratori del casino? Il 29 febbraio sarà il giorno decisivo?
Non c’è nessun braccio di ferro. Lavoriamo insieme per valutare proposte alternative alla privatizzazione, si tratta di scegliere la migliore strategia per tutti, fatta di investimenti, tagli dei costi e necessariamente sacrifici.
Ma la privatizzazione tanto auspicata arriverà? È l’unica soluzione al rilancio?
Penso che non ci sia mai un’unica soluzione a tutti i problemi. L’azienda è indebitata, ma la situazione generale di crisi del mercato è calata. Già a gennaio abbiamo registrato un rallentamento del calo, a differenza degli altri casino che continuano a perdere.
La situazione che ci troviamo a gestire è figlia dell’indebitamento della precedente gestione, del precedente Cda e dell’antecedente azionista che ha estratto risorse che non si potevano permettere.
E se ci fosse bisogno di puntare verso un rilancio, Lei su cosa scommetterebbe?
I casino devo tornare a essere casino e non delle sale giochi. Il rilancio passa per i tavoli, mentre le slot machines sono state solo un’illusione momentanea.
Ma le macchine non sono il core business del casino, che sebbene ci abbiano creduto, si trattava solo di una tendenza passeggera.
Ristrutturazione di Ca’ Noghera, “un cubo” da oltre 4 milioni di euro, cosa porterà al casino?
Per l’appunto. Sarà una sala da mille metri quadri incentrata sui tavoli che saranno al centro di un percorso dove le slot saranno marginali. Per la precisione l’investimento è di 6 milioni di euro
Gli investimenti riguarderanno anche Ca’ Vendramin? Se si, come e quanto costeranno?
Oltre al Cubo di Ca’Noghera, investiremo altri 8 milioni di euro tra Ca’ Vendramin e altri settori. La manutenzione è necessaria come per tutti i palazzi storici, quindi anche per gli arredi base, non solo in chiave gioco.
Ma il business su cui puntiamo è sulla scia dei casino americani: realizzare tavoli anche all’aperto.
E se le dico Tessera e possibilità che il PAT passi migliaia di ettari da agricoli a edificabili, lei immagina una distesa di tavoli verdi e slot?
Delle due è l’una: costruire implica dismettere. Ma io penso che non andremo a ristrutturare le due strutture esistenti e non a realizzarne di nuove.
Dopo l’avvento dei casino online, che hanno di fatto innescato la crisi dei casino terrestri, teme la legalizzazione anche dello slot machines online?
Il mondo dell’online ha dato un’importante accelerazione su tutto. I casino hanno dovuto trasformarsi per essere in concorrenza al gioco su internet, anche se sembra un controsenso confrontare due realtà opposte come il terrestre e il virtuale.
Bisogna vedere l’Italia come si rapporterà a questo, ma mi viene in mente il mercato delle vendite per corrispondenza in America. Negli Usa ha funzionato perché gli americani sanno fare i conti e hanno ragionato anche sul risparmio del taxi, da noi, ancora più a monte, le Poste non funzionano.
Per concludere: cosa pensa che il Governo debba o dovrebbe fare per favorire la sopravvivenza dei casino? Di certo abbassare il livello del contante a 1000 euro sembra più una condanna per le case da gioco piuttosto che un’arma contro la criminalità e la crisi…
Il Governo pensava di controllare il gioco. Ma quando ha puntato sulla liberalizzazione ha di fatto scelto di guadagnare.
La domanda è: il Governo vuole controllare il gioco o vuole guadagnare da esso? Perche sono due concetti in antitesi e se vuole ricavarci deve liberalizzare, ma a allora è fuori controllo.
L’errore è pensare che sia una scelta tecnica: si tratta di una scelta meramente politica. E qui si incastra la scelta del limite del contante.
Con il limite a mille euro non si può più controllare se uno vince. E se il casino deve emettere un assegno da 1 e 100 euro, non è solo una lavanderia, ma una lavanderia a gettoni.
Articolo di: L.C.
Altre Notizie di Casinò
-
Che Settimana - Sanremo Regala 50mila Euro!
maggio 12, 2012
Giorni fortunati per i giocatori del casinò ligure: le slots pagano - e bene!
Leggi Tutto -
SuperEnalotto: Si Marcia Verso i 100 Milioni!
maggio 11, 2012
Il jackpot è sempre più super: nessuno nell’estrazione del 10 maggio ha centrato la sestina e il tesoretto in palio è salito a 92,5 milioni di eu
Leggi Tutto -
Aprile a Sanremo: Ancora Non Ci Siamo
maggio 11, 2012
Precipitano gli introiti del gioco e il casino di Sanremo non è un’eccezione: a picco gli incassi anche ad aprile.
Leggi Tutto -
Saint Vincent Si Prepara a Risorgere
maggio 10, 2012
Ancora poco più di un anno è il super resort di Saint Vincent vedrà finalmente la luce.
Leggi Tutto -
Dai Diamanti ai Casinò: le Strane Idee della Lega Nord
maggio 09, 2012
La Lega, i soldi e i benefici di un business per la comunità ritornano nella stessa frase a poche settimane dallo scandalo che ha investito i vertici
Leggi Tutto -
Casinò di Venezia: Quello che Ravà Non Dice
maggio 08, 2012
Oltre ad aprire alla ricerca di uno slot manager, l’ultimo CdA del Casinò di Venezia ha smascherato un caos interno di difficile soluzione. Dimissi
Leggi Tutto
