Il Futuro di Las Vegas? Le semi-automatiche

10 mag 2013 | 04:31 Editor: Giovanni Angioni

Pensate ad una specie di armatura bianca, semi traslucida, modellata a mano in uno studio di Las Vegas.

Aggiungetevi delle lucine LED in abbondanza, in modo che possa cambiare colore. No, non stiamo parlando di un robot. O almeno non a tutti gli effetti. Stiamo parlando di uno Showbot, un robot parzialmente automatico "indossato" da un essere umano a tutti gli effetti.

Tipo Iron Man, ma senza i missili. Tipo C-3PO, ma con un po' più di elasticità e grazia nei movimenti. Potete trovarne uno nello spettacolo del Blue Man Group a Monte Carlo.

O meglio, una. Perché questa vivace Showbot è il primo personaggio femminile nella storia di questo show: il suo ruolo è intrattenere gli ospiti prima dello spettacolo vero e proprio, con un numero che ha debuttato qualche giorno fa.

Ma chi costruisce questi semi-robot/semi-umani? Lo Show Creators Studio di Las Vegas, situato in un complesso industriale della Strip e posseduto dai creatori dello Showbot, Ian Herrington e Amanda Deacon (è lei la Showbot di Monte Carlo).

Entrambi quarantaquattrenni, entrambi ballerini, ed entrambi trasferitisi nella Mecca del Gioco d'Azzardo nove anni fa, inseguendo come tanti il successo.

Ian e Amanda si sono conosciuti 26 anni fa sul set dell'equivalente britannico di America's Best Dance Crew.

In quell'occasione, la crew di Ian arrivò addirittura prima, mentre quella di Amanda si classificò sesta. Finito lo show, i due cominciarono a frequentarsi - anche se ormai non stanno più insieme da un pezzo.

"Si stancammo dei provini", racconta Ian. "Sono una lotteria: troppi ballerini. Perciò abbiamo pensato: cosa possiamo fare che non è già stato fatto?"

Così si sono inventati un numero con questa sorta di armatura alla Tony Stark, grazie al fondamentale aiuto tecnico di Ted Hyde e di Gary Tunnicliffe, che possiede un'azienda che si occupa di effetti speciali.

Dopo aver abbandonato il progetto-Showbot per un breve periodo (per via di un incidente subito da Amanda a causa di una delle prime versioni - non proprio sicurissime - dell'armatura), la coppia ha capito che era quella la strada giusta, tanto da riuscire a farsi assumere prima da Michael Jackson, per il suo Dangerous World Tour, e poi dalla Disney.

Negli anni, lo Showbot è migliorato sempre di più. Ora il processo di creazione di ogni pezzo di armatura è particolarmente lungo e complesso: prima il modello in argilla, poi la forma in silicone, poi la struttura in resina rinforzata.

Una volta indurita, la resina viene rimodellata, sistemata, smerigliata e dipinta.

Quando tutti i pezzi sono pronti, ognuno di essi viene attaccato all'armatura vera e propria, insieme alla componente elettronica.

Ci vogliono nove persone e tre settimane, oltre a un bel mucchio di quattrini, per completare ogni Showbot.

Ma volete mettere esibirvi a Monte Carlo con il Blue Man Group?

Qual è il tuo numero?

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