Gli stranieri giocano in Italia: scommesse nei parchi e il poker russo

Gli stranieri giocano in Italia: scommesse nei parchi e il poker russo

03 dic 2014 | 01:46 Editor: Invernizzi, Lorenzo

Con la globalizzazione cambia anche il gioco d’azzardo. Nel corso degli ultimi anni le frontiere dell’Estremo Oriente si sono sempre più aperte agli occidentali e un numero maggiore di immigrati provenienti da quei territori sceglie di venire ad abitare nel Bel Paese: tutto ciò ha portato a mutamenti anche in questo settore.

Infatti, diversi italiani conoscono, almeno per sentito dire, le varianti di gioco utilizzate nei casinò orientali e allo stesso tempo vi sono immigrati che hanno “importato” in Italia i giochi d’azzardo tradizionali dei loro Paesi d’origine.

Giochi... senza frontiere

Alla fine di novembre un’agenzia di stampa specializzata nelle scommesse ha reso noto che diverse aree all’aperto di Roma ospitano questi passatempi, che in Italia sono considerati illegali. I dadi, un gioco che pare nato tra l’altro proprio nell’Estremo Oriente, sono più popolari tra i cinesi, mentre i filippini prediligono il poker e scommettere sui galli da combattimento. Sempre il poker, pare abbia riscosso il favore di bengalesi e pakistani. Nordafricani ed europei dell’est, infine, preferiscono rispettivamente slot e lotterie e Gratta e vinci. Fatta eccezione per Gratta e vinci e slot (i primi si possono giocare dove si vuole e portare una slot al parco risulterebbe disagevole), le altre attività trovano spazio, soprattutto ma non solo, nei parchi della zona nord e in alcuni quartieri meridionali della Capitale, nel quartiere Esquilino e all’Eur. Spesso le scommesse vengono organizzate durante i barbecue del fine settimana. I cinesi pare preferiscano trovarsi in piazza Vittorio, mentre i filippini si incontrano più sovente in piazza Mancini e vicino al laghetto dell’Eur.

I pionieri del poker russo

Poker russoMa gli stranieri in Italia non affollano solo le aree di periferia delle metropoli. Per venire incontro a una clientela sempre più variegata e cosmopolita, di recente il poker russo è aapprodato anche sui tavoli del casinò di Campione, la prima casa da gioco occidentale a introdurre questa variante. Le regole del poker russo, spiegano da Campione, sono molto vicine a quelle del poker caraibico: “Consentono infatti un margine di manovra particolarmente ampio ai giocatori che possono cambiare cinque carte, comprarne una sesta e addirittura il banco” riporta una nota della casa da gioco. Questa variante, conosciuta negli Stati Uniti come “Lunar poker”, prese piede nella Russia post sovietica.

Il numero massimo di giocatori è quattro per tavolo. Il dealer distribuisce le carte a tutte le postazioni. Lo stesso dealer si prende cinque carte dal mazzo, l’ultima delle quali viene scoperta. Il giocatore può foldare, perdendo in questo caso gli ante, o continuare a giocare puntando una somma pari al doppio di questi. E’ inoltre possibile comprare una sesta carta o sostituire una o più carte tra quelle che si hanno in mano (il costo di un acquisto o di una sostituzione è pari a un ante). Anche dopo questa sostituzione è possibile foldare perdendo tutto quanto si era puntato.

La ludopatia tra i cinesi

A volte sono gli stessi stranieri a essere dipendenti dal gioco. In occasione del lancio della campagna “Mettiamoci in gioco”, volto a prevenire il fenomeno della ludopatia, il Comune di Prato ha reso noto che il 25 per cento dei giocatori che si rivolgono al Servizio per le tossicodipendenze è di origini cinesi. Un dato che non stupisce più di tanto se si considera che fin dagli anni Novanta il capoluogo di Provincia toscano è meta prediletta da parte dei cinesi, soprattutto per via della sua sviluppata industria tessile. “I questionari distribuiti tra la comunità cinese – spiega il Comune di Prato in una nota - hanno rilevato che il 10 per cento dei partecipanti all’indagine arriva a giocare fino a 10mila euro a settimana e praticamente nessuno è a conoscenza del fatto che esistono servizi in grado di fornire aiuto ai giocatori d’azzardo”.

Tolleranza zero ma si gioca ai cavalli

MacaoIn Cina il gioco d’azzardo è vietato in tutto il Paese eccetto che a Macao: quest’estate sono stati diffuse le immagini della lettura della sentenza da parte della Corte di Liwan nel Guangzhou nei confronti di 68 imputati per gioco d’azzardo. I condannati avevano catene ai piedi e indossavano cappucci neri simili a quelli dei boia: le pene comminate andavano dai 18 mesi ai nove anni di reclusione. Solo da poco nella Repubblica Popolare è stato abolito il divieto sulle scommesse alle corse ai cavalli, in vigore fin dall’arrivo del Partito Comunista (il provvedimento è stato varato nel 2014, l’anno del Cavallo).

Sulle orme di Saviano

Tornando a parlare di cinesi in Italia, nel loro libro “Non diamoci pace. Diario di un viaggio (il)legale” edito a Napoli da Caracò, i 28enni Giulia Di Girolamo e Alessandro Gallo raccontano anche del racket del gioco d’azzardo gestito dai cinesi in Emilia Romagna. Cay-yan, prostituta di notte e operaia di giorno, riferisce all’ex compagno di università Gallo che nel bar di suo padre si giocava d’azzardo. Il giro è gestito da un boss locale cinese, legato al padre della ragazza, il quale deve dei soldi a quest’ultimo.

“I frequentatori della bisca, così come gli organizzatori, sono quasi sempre tutti connazionali – spiega Gallo -. E’ difficile in questi casi che italiani e cinesi si mischino tra di loro. Rivalità tra gruppi criminali? No, è poco probabile. Sostanzialmente lavorano tutti in maniera autonoma, dividendosi il mercato senza scontrarsi”. 

Non diamoci pace. Diario di un viaggio (il)legaleRispettivamente di origini napoletane e marchigiane, Gallo e Di Girolamo hanno frequentato il Dams ed Economia e diritto per le imprese a Bologna. Dopo la laurea, sono rimasti a vivere in Emilia-Romagna. Oltre al saggio-romanzo edito da Caracò, i cui diritti saranno devoluti a favore di “Rete no name-Antimafia in movimento”, Gallo ha all’attivo anche due opere di narrativa. Negli ultimi giorni i due autori del libro sono stati chiamati in qualità di esperti in alcune scuole del Reggiano a tenere laboratori didattici che spaziano dalla violenza sulle donne alla criminalità organizzata e al gioco d’azzardo. “Il nostro libro si rivolge prevalentemente, ma non in maniera esclusiva, ai ragazzi – prosegue Gallo -. Le mille copie vendute  testimoniano però un interesse all’argomento anche da parte degli adulti”. Dopo “Gomorra” di Roberto Saviano, sono stati dati alle stampe numerosi libri sul tema. “Escluse le pubblicazioni destinate agli addetti ai lavori – obbietta il giovane scrittore partenopeo – poco è stato scritto sul fenomeno della mafia in Emilia”.

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Autore per Casinotop10.it

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