Giuseppe Roma: "Il Gioco Aumenta il Pil"
16 February 2012 | Di:
“Informazione e tutela, ma non demonizzazione”. È il pensiero di Giuseppe Roma, presidente del Censis Servizi, che avverte: “Non bisogna demonizzare il gioco perché il rischio è che diventi ancora più desiderabile.
Il confine è sottile, sottilissimo. Lo sa bene l’urbanista di Brindisi classe 1949.
La linea che separa la necessità di maggiore comunicazione e di una corretta informazione intorno al gioco, l’importanza di tutelare la società ed in particolare le classi più vulnerabili è un aspetto che fa parte della società contemporanea e che pur essendo magari appena percettibile – esiste eccome.
È questo il punto di partenza di Giuseppe Roma che vede in ciò che è “proibito” qualcosa che attira e non che spaventa.
Il professore della Sapienza è convinto che negli ultimi anni si siano fatti parecchi passi avanti e che ci sia più trasparenza: “la “normalizzazione” avvenuta in questi anni ha determinato trasparenza, attraverso la certezza che al giocatori ritorni la stragrande maggioranza di quanto viene giocato”.
Il mondo del gioco è un posto sicuro: “I luoghi sono stati bonificati e c’è un controllo a distanza delle macchine da gioco”.
Per il numero del Censis è stata fatta pulizia: “Si combatte efficacemente il gioco illegale e la criminalità, ma anche le tante forme di irregolarità ed elusione di chi si sottrae al controllo pubblico”.
E se il problema si nascondesse altrove?
Ma allora dov’è il pericolo? Chi è il nemico che non si fa vedere e che colpisce, a morte, a distanza?
Il professore ritiene che la trincea sia fuori dai confini italiani, anche se con proiettili da una gittata lunghissima: “La minaccia viene dalla rete non controllata, dalle triangolazione con i paradisi del gioco stranieri che utilizzano internet per operare dall’estero, evadendo il fisco, fuori dei confini della regolamentazione,quindi con grande rischio e senza garanzie per i giocatori coinvolti”.
Nell’intervento al battesimo della Federazione di Confindustria “Sistema Gioco Italia”, il professor Roma ha posto l’accento su tre aspetti.
Tre pilastri su cui costruire un edificio solido e sano. Senza crepe. Andando forse a puntare la lente di ingrandimento su aspetti che spesso vengono usati come capi d’accusa contro il gioco.
Attacco ai luoghi comuni del gioco
All’Erario finiscono ogni anno 9 miliardi di euro. “Ma con il pay-out i primi destinatari sono gli stessi giocatori” evidenzia il professore, “La gran parte di quanto si gioca torna nelle tasche dei giocatori”.
La raccolta sarebbe quindi un boomerang: 76,6 miliardi di euro di euro di raccolta con un buon 77 per cento pronto a tornare indietro. Una pioggia di 59 miliardi che finisce di nuovo, anzi ex novo, nei portafogli degli italiani.
Nell’ultimo anno si punta il dito su una raccolta lievitata del 25,7 per cento, “ma il pay-out è aumentato del 34,3 per cento” ribatte Roma con una cifra che gli inquisitori spesso trascurano.
Gli Euro che finiscono nei forzieri statali vengono riutilizzati per la comunità e sono in linea, o al di sotto del “budget” per altri settori: “Gli introiti dal gioco sono 9,2 miliardi di euro, quanto le amministrazioni centrali e locali spendono per l’ambiente (9,6 )”. Mentre, per farci un’idea, per l’ordine pubblico e la sicurezza è destinata una somma 30 volte tanto, cioè 31 miliardi di euro.
Un comparto dell’industria terziaria. gli occupati nel settore del gioco sono cresciuti di circa un terzo, raggiungendo le 20 mila unità, in totale controtendenza con l’andamento occupazionale italiano.
La domanda di gioco dà, quindi, luogo a molteplici attività a elevata qualificazione: tecnologie e sistemi di rete, management di sistemi complessi, marketing, design e invenzione di nuovi prodotti, costruzione di macchine elettroniche, fino alla rete distributiva, la gestione di spazi dedicati, l’integrazione all’economia dei tabaccai, bar, edicole.
“Aumenta il Pil” ha riassunto Giuseppe Roma.
Chi gioca di più vince di più. A Roma (questa volta nel senso della città, ndr) sono finiti 3,2 miliardi di euro, a Milano 2,7, a Napoli 1,9 e a Torino un miliardo e 300 milioni (dati Censis 2010).
La mappa delle province più fortunate vede Pistoia al primo posto con un pay-out del 93,6 per cento, seguita da Parma con l’87 per cento e Milano con il 73,8.
Non c’è Pavia che è la provincia “record” per spesa pro capite: ben più di 1600 euro a testa. Un reddito mensile che molti oggi si sognano. Come la spesa stimata a testa a Teramo e Pescara supera i 1400 euro. Ma questi sono dati in media: ciò vuol dire che c’è chi scommette anche il doppio.
Insomma due stipendi di una famiglia media italiana.
Articolo di: L.C.
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