Gioco in Giappone: pronto un piano da 10 miliardi

10 mag 2013 | 12:09 Editor: Giovanni Angioni

Il Primo Ministro Shinzo Abe apre alla legalizzazione dei casinò: “Vogliamo riuscirci enrto l’anno”.

La lotta contro la crisi finanziaria che ha colpito (anche) il Giappone sembra passare attraverso il mondo dei casinò ed una storica apertura che potrebbe presto fare del Paese la seconda economia mondiale del gioco dopo Macao.

Secondo Shinzo Abe, primo ministro in carica dallo scorso dicembre, il governo Liveral-Democratico giapponese potrebbe portare in parlamento già nel corso delle prossime settimane una serie di provvedimenti destinati a cambiare il 23esimo capitolo della “Criminal Law” oggi in vigore per ottenere una legalizzazione dei giochi di casinò.

Aiutato dai risultati di un’analisi condotta dalla CLSA Asia-Pacific che stima il fatturato annuale del gioco giapponese essere di circa 10 miliardi e spinto dalle pressioni di una lobby bipartisan che ha oltre dieci anni preme per la legalizzazione del gioco in Giappone, il nuovo governo ha annunciato di aver incluso importanti cambiamenti in materia in un pacchetto che l’opinione pubblica ha subito soprannominato “Abenomics”.

Rinnovare l’economia puntando sul turismo

Dopo aver perorato la causa davanti al Comitato del Bilancio alla Camera Bassa lo scorso maggio spiegando come un’apertura al gioco d’azzardo potrebbe portare “utili benefici” all’economia nazionale, il primo ministro Abe ha annunciato di avere precisi piani per la rimozione di un divieto in forze dal 2001 da attuare presentando una proposta entro settembre che spera poter aprire le porte del gioco in Giappone già entro il dicembre di quest’anno.

In linea con l’esperienza già tentata da Singapore nel 2010, il Giappone pensa di procedere con una legalizzazione del gambling che preveda la creazione di “zone speciali” all’interno delle quali provare a sviluppare una nuova offerta turistica.

Secondo quanto dichiarato da Takeshi Iwaya, portavoce della lobby pro-casinò, una delle chiavi per regalare una nuova crescita all’economia giapponese sarebbe infatti quella di sviluppare dei nuovi poli turistici in cui concentrare resort miliardari capaci di attrarre allo stesso tempo capitali stranieri ed un nuovo tipo di turismo ancora poco sviluppato in Giappone.

Oltre ad andare incontro ad una domanda interna, il mix di turismo, divertimento e gioco che ha in mente il governo potrebbe infatti rivelarsi utile per far confluire verso le coste giapponesi una parte della ricca folla di giocatori cinesi do Shanghai o Beijing che oggi  si riversa per le strade di Macao.

L’azzardo nella terra del Pachinko

Pachinko in Giappone

Con oltre 1.300 sale sparse per tutto il paese, un indotto che supera le 300.000 persone ed un “esercito” di giocatori che si stima essere composto da almeno 30 milioni di persone – il Pachinko rappresenta di gran lunga l’attore principale del gioco giapponese.

Giocato su macchinette che ricordano tanto le nostre slots quanto dei veri e propri flipper verticali, il pachinko è un gioco parte della tradizione nipponica che è riuscito a sopravvivere ai decenni conquistandosi un’importante tanto nella vita culturale quanto in quella economica del paese visto che, numeri alla mano, il fatturato annuo legato a questo gioco risulta essere dell’ordine di 200 miliardi di dollari – addirittura superiore a quello di un gigante come la Toyota.

Nel pachinko, i giocatori acquistano un set di piccole biglie d’acciaio che inseriscono poi, una ad una, in una fessura sistemata sulla parte superiore della macchinetta nella speranza che – e qui l’analogia con il flipper – la sfera finisca la sua corsa verso il basso fermandosi su uno degli spazi/moltiplicatore che permettono di ottenere nuove sfere gratis.

Ad oggi, l’unica forma di Pachinko autorizzata dalle autorità giapponesi permette ai giocatori di scambiare le loro vincite con premi speciali – anche se molte cronache locali riportano di sale di Pachinko che (illegalmente) permettono già la conversione delle sfere vinte in denaro contante.

La dimensione giapponese del Pachinko e le stime sul giro d’affari di un mercato del gioco legalizzato hanno già spinto alcuni importanti colossi del gioco come il Las Vegas Sands (leader sia in Nevada che a Macao) ed il Genting Group a dichiarare il proprio interesse a fare importanti investimenti in grado di “ipotecare” una porzione dei 10 miliardi previsti da CLSA.

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